Fai stretching? Quanto?
- 11 feb
- Tempo di lettura: 5 min
Il benessere è integrazione, non esasperazione. Stretching, flessibilità e il rischio di confondere una prestazione fisica con il benessere - Postura ottimale - strategia del Benessere
Stai migliorando una caratteristica del corpo o stai usando quella caratteristica per sentirmi migliore?
Flessibilità, stretching e il rischio di confondere una qualità fisica con il benessere.
Se il nostro obiettivo di benessere fosse la flessibilità di Spiderman, allora avremmo già perso la rotta.Un corpo estremamente flessibile è impressionante, talvolta spettacolare, ma non per questo funzionale, resiliente o sano.
Negli ultimi anni lo stretching è diventato una pratica sempre più centrale nei percorsi di allenamento e benessere. Ore dedicate all’allungamento muscolare, programmi specifici, progressioni misurate al millimetro. Ma la domanda resta aperta: migliorare una singola caratteristica del corpo equivale davvero a migliorare il benessere complessivo?
È da qui che nasce una riflessione necessaria, supportata dalla scienza del movimento: la flessibilità è una qualità, non un obiettivo.
(Se ti stai accanendo, smetti di farlo)
In molti ti propongono luoghi comuni e spot popolari. Io preferisco il punto di osservazione più improbabile perché convintamente penso che il dubbio ti spinge domande e se ti fai più domande inevitabilmente giungerai a conoscerti in modo più approfondito: così genero il contesto migliore per valutare il tuo bisogno, promuovendo dapprima e innanzitutto la tua maggiore consapevolezza.
riprendiamo dall’inizio
Negli ultimi anni la flessibilità è diventata una delle qualità fisiche più ricercate e valorizzate all’interno delle pratiche di benessere e allenamento. Programmi di stretching sempre più strutturati, sessioni dedicate esclusivamente all’allungamento muscolare e un’attenzione quasi esclusiva al range articolare sono ormai comuni sia in ambito sportivo sia nella popolazione generale.
Questa tendenza solleva una domanda cruciale:
stiamo realmente migliorando una funzione utile del corpo, o stiamo usando una singola caratteristica per costruire un senso di controllo e adeguatezza personale?
Per rispondere, analizziamo cosa la letteratura scientifica afferma sullo stretching, sui suoi benefici reali, sui limiti e sugli effetti collaterali di un approccio focalizzato su una sola variabile del movimento umano.
Che cos’è la flessibilità dal punto di vista scientifico
La flessibilità è definita come la capacità di un’articolazione o di una serie di articolazioni di muoversi attraverso un’ampia escursione di movimento (Range of Motion, ROM). Essa dipende da diversi fattori:
proprietà meccaniche del muscolo e del tessuto connettivo
tolleranza allo stiramento
controllo neuromuscolare
integrità articolare
La letteratura è concorde su un punto fondamentale: lo stretching migliora il ROM, in modo specifico per i distretti allenati e in relazione alla frequenza e alla durata dell’intervento.
Benefici documentati dello stretching
Studi sperimentali e revisioni sistematiche mostrano che programmi di stretching regolare:
aumentano in modo significativo la flessibilità muscolare
migliorano la mobilità articolare locale
riducono la percezione soggettiva di rigidità
In popolazioni specifiche (anziani, soggetti sedentari) lo stretching cronico è stato associato anche a miglioramenti funzionali come:
maggiore fluidità del cammino
miglior equilibrio
migliore capacità di svolgere attività quotidiane
Questi benefici, tuttavia, non sono universali né automatici: dipendono dal contesto, dalla modalità di applicazione e dall’integrazione con altre componenti dell’allenamento.
Stretching e prevenzione degli infortuni: cosa dicono davvero i dati
Uno dei miti più persistenti è che lo stretching prevenga gli infortuni muscolo-scheletrici.
Le revisioni sistematiche e meta-analisi più solide indicano che:
lo stretching, se praticato da solo, non riduce in modo significativo il rischio di infortuni
non vi sono prove forti che programmi basati esclusivamente sull’allungamento muscolare proteggano da lesioni acute o da sovraccarico
La prevenzione degli infortuni risulta invece maggiormente correlata a:
forza muscolare adeguata
capacità di carico progressiva
controllo motorio
coordinazione e gestione del movimento
Lo stretching può essere un elemento accessorio, ma non rappresenta una strategia preventiva autonoma.
Effetti acuti dello stretching sulla performance
Un altro aspetto rilevante riguarda il timing e la modalità dello stretching.
Numerosi studi hanno mostrato che lo stretching statico prolungato eseguito immediatamente prima di attività che richiedono forza o potenza può determinare:
riduzione temporanea della forza massima
diminuzione della potenza esplosiva
minore reattività neuromuscolare
Questi effetti sono transitori, ma evidenziano come lo stretching non sia neutro e debba essere inserito in modo strategico all’interno di un programma di movimento.
Il paradosso della flessibilità estrema
Dal punto di vista biomeccanico e funzionale, una flessibilità eccessiva non controllata può diventare un fattore di rischio.
Un aumento del ROM non accompagnato da:
forza
stabilità
controllo neuromuscolare
può portare a:
instabilità articolare
compensi motori
sovraccarico dei tessuti passivi (legamenti, capsule)
In altre parole, una mobilità che supera la capacità di controllo del sistema non è libertà di movimento, ma esposizione.
L’ultra-esigenza: quando il focus si restringe
Dal punto di vista comportamentale, l’accanimento su una singola qualità fisica risponde spesso a logiche psicologiche precise:
è una variabile misurabile
è visivamente evidente
offre un senso di progresso tangibile
riduce la complessità del concetto di benessere
Concentrarsi esclusivamente sulla flessibilità permette di evitare domande più ampie e scomode:
il mio corpo è forte?
è resiliente?
è capace di adattarsi agli imprevisti?
Il rischio è confondere il miglioramento di una caratteristica con il miglioramento della persona.
La flessibilità estrema è impressionante. Ma è davvero utile per il benessere quotidiano?
Una sintesi basata sulle evidenze
La letteratura scientifica suggerisce con chiarezza che:
la flessibilità è una componente del movimento, non il suo obiettivo finale
lo stretching è utile se integrato in un sistema che includa forza, controllo e funzione
l’estremizzazione di una singola qualità non equivale a maggiore benessere
La domanda iniziale resta quindi centrale:
sto allenando il mio corpo per vivere meglio o sto usando una prestazione corporea per sentirmi migliore?
cosa ne possiamo concludere?
La flessibilità “da Spiderman” non è di per sé un indicatore di salute, funzionalità o benessere.Il corpo umano non richiede prestazioni isolate, ma coerenza tra le sue parti.
L’invito non è ad eliminare lo stretching, ma a ridimensionarlo, riportandolo al suo ruolo reale di strumento utile, non un fine.
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Bibliografia essenziale (selezione)
Behm DG, et al. Acute effects of muscle stretching on physical performance. Sports Medicine.
Herbert RD, Gabriel M. Effects of stretching before and after exercising on muscle soreness and risk of injury. BMJ.
Kay AD, Blazevich AJ. Effect of acute static stretch on maximal muscle performance. Medicine & Science in Sports & Exercise.
Magnusson SP, et al. Mechanisms of flexibility and stretching. Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports.
Shrier I. Stretching before exercise does not reduce the risk of local muscle injury. Clinical Journal of Sport Medicine.
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