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Perché continuo a chiamarti Paziente anche nell’era della Person Centred Care 🌺 Le parole della cura: “paziente” per me non è una gabbia

  • Immagine del redattore: Ortopedia Santa Rita
    Ortopedia Santa Rita
  • 7 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 11 gen

Linguaggio, Person-Centred Care e responsabilità professionale nel mondo del benessere 🌺 Riflessione ed Etica professionale


Negli ultimi anni, nella sanità e nel benessere, si discute se sia ancora corretto chiamare “paziente” chi si prende cura della propria salute.


Io conosco questo dibattito.

E continuo a fare una scelta diversa.


🌺 Paziente, Persona e Responsabilità


Ci sono parole che usiamo da sempre e che, proprio per questo, smettiamo di interrogare.


Paziente è una di queste.


Negli ultimi anni qualcuno ha iniziato a sollevare il coperchio: nella sanità, nel benessere, nella cura, si è aperto un dibattito acceso sul linguaggio. Possiamo (o dobbiamo) continuare a chiamare paziente chi si prende cura della propria salute?


Non è una questione di stile. È una questione di visione.


Perché una parola conta più di quanto sembri


Nel mondo della salute e del benessere, le parole non descrivono soltanto la realtà: la costruiscono.


Chiamare qualcuno cliente, utente, assistito o paziente non è mai neutro. Ogni termine porta con sé una postura, una distanza, una responsabilità diversa.


È da qui che nasce una riflessione più ampia, che oggi ha un nome preciso: Person-Centred Care.


Cos’è la Person-Centred Care (PCC)


La Person-Centred Care (PCC) è un modello di cura riconosciuto a livello internazionale che nasce per superare un approccio esclusivamente biomedico e prestazionale.


Le sue radici affondano:


  1. nella medicina centrata sulla persona sviluppata da Michael Balint negli anni ’60

  2. nei modelli anglosassoni di patient/person-centred care

  3. nelle cornici promosse da organismi internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)


La PCC mette al centro la persona nella sua interezza, non solo la diagnosi o il bisogno:


  • valori

  • preferenze

  • storia

  • contesto di vita


In questo paradigma, la relazione di cura diventa un’alleanza. La persona non è più destinataria passiva di un intervento, ma parte attiva e consapevole del percorso.


Ed è proprio qui che il linguaggio entra in tensione.

Perché qualcuno dice: “non chiamateli più pazienti”


Secondo una parte della letteratura sulla PCC, il termine paziente:


  • richiama una posizione passiva

  • può ridurre la persona alla sua condizione

  • rischia di rafforzare un rapporto asimmetrico


Da qui la proposta di alternative: persona, assistito, utente, talvolta cliente.


Il messaggio di fondo è chiaro:

la persona non deve “avere pazienza”, ma partecipare.

La mia scelta consapevole 🌺


Conosco questo dibattito.

Lo rispetto.


Ed è proprio per questo che ho fatto una scelta diversa: continuerò a chiamarti Paziente.


Non per rinchiuderti in una definizione.

Non per fissarti in una condizione.


Ma perché, se mi affidi il tuo benessere, io ti devo di più.



Paziente come responsabilità, non come gabbia


“Paziente” deriva dal latino pati: soffrire, sopportare, patire.

È colui che si affida.

È colui che riceve.

È colui che, nel farlo, espone qualcosa di sé.


In questo spazio, questa parola non è una gabbia. È un impegno etico.

Non indica passività, ma fiducia.



Cliente o Paziente: una differenza sostanziale


Un cliente acquista un servizio.

Un paziente affida il proprio corpo, la propria salute, il proprio benessere.


Questa differenza cambia tutto:

  • il livello di attenzione

  • il comportamento professionale

  • la responsabilità di chi cura

🌺

Chiamarti Paziente serve prima di tutto a ricordarlo a me.



Linguaggio e postura professionale

Le parole contano. Ma non bastano.

Una parola diventa riduttiva quando chi la pronuncia si sottrae alla responsabilità.

Diventa invece densa di senso quando è sostenuta da competenza, etica e rispetto.


Il linguaggio non è solo ciò che diciamo. È il modo in cui scegliamo di stare nella relazione: io la chiamo postura professionale (certo, mi piace perché sposa il mio contesto)




La riflessione 🌺 La scelta


La Person-Centred Care ci invita a rimettere la persona al centro.

Io accolgo questo invito.

E scelgo di farlo assumendomi una responsabilità in più: continuo a chiamarti Paziente se decidi di affidarti a me.


Non è per quello che subisci. È per quello che mi affidi.

🌺




📚 Bibliografia essenziale

  • Balint M. (1969). The Doctor, His Patient and the Illness. London: Pitman Medical.


  • Mead N., Bower P. (2000). Patient-centredness: a conceptual framework and review of the empirical literature. Social Science & Medicine.


  • Ekman I. et al. (2011–2013). Person-centred care — Ready for prime time. European Journal of Cardiovascular Nursing.


  • World Health Organization (2015). WHO global strategy on people-centred and integrated health services.


  • Miles A., Mezzich J. (2011). Person-centered medicine as an emergent model. International Journal of Person Centered Medicine.



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